venerdì 24 ottobre 2008

La politica della violenza

Da un'intervista rilasciata al Quotidiano Nazionale,
22 ottobre 2008

“Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell'Interno. In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito... Lasciar fare gli universitari. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì.”

Francesco Cossiga

Le parole di quello che fu l’ottavo presidente della Repubblica italiana (1985-1992) sono quanto di più inconciliabile possa essere proferito in un paese democratico, quale la nostra Italia.
Si dirada così la nebbia sugli accadimenti dell'11 marzo 1977, quando egli era a capo del dicastero degli interni.
Nella zona universitaria di Bologna nel corso di durissimi scontri tra studenti e forze dell'ordine trovò la morte il militante di Lotta continua Pierfrancesco Lorusso.
Alle successive proteste degli studenti, Cossiga rispose mandando veicoli trasporto truppa blindati nella zona universitaria.
A seguito di ciò - ed a seguito della morte della militante di sinistra romana Giorgiana Masi sul lungotevere - per protesta dagli studenti il suo nome venne scritto sui muri della case con una kappa iniziale ed usando la doppia esse delle SS naziste, disponendo le esse a mo' di svastica o usando storpiare il nome in kossino assassiga.
Viene spontaneo chiedersi se una persona del genere possa ancora sedersi in parlamento, in virtù della propria posizione di senatore a vita, dopo i crimini e la violenza della quale si è macchiato in passato e che oggi vorrebbe riproporre.
Egli rappresenta una minaccia concreta a chi pacificamente fa proprio il diritto democratico di manifestare il proprio pensiero.
Che si prendano dunque dei provvedimenti.
Che si salvi la dignità della democrazia italiana.

Per approfondire:
Intervista completa a Cossiga 22-10-08
Moti studenteschi 1977
Denuncia a Cossiga di Assirelli Luca

1 commento:

AlessandroStefano ha detto...

Una vergogna, una vera e propria vergogna. E pensare che era anche il Presidente della Repubblica... ED ORA E' SENATORE A VITA!
Poco da dire...
Penso che questo intervento sia da pubblicare ovunque, bravo!