martedì 21 ottobre 2008

Tg italiani, i nuovi adulatori


L’autorità di garanzia per le comunicazioni denuncia la disparità di trattamento fra Governo e opposizioni in materia d’informazione nei telegiornali italiani.
In testa ai trasgressori troviamo i notiziari Mediaset, per i quali il rispetto dei principi di “correttezza e parità di trattamento” in qualsiasi momento dell’anno sembra venire meno.


Impressiona per ragioni diverse ai dati sopracitati il tempo dedicato alle opposizioni.
Risulta fortemente penalizzata la voce di gruppi quali Radicali, Udc e sinistra extraparlamentare.
I primi ottengono ben 9 secondi per l’intero mese di maggio all’interno del Tg4 e 26 su Studio Aperto.
In Rai le cose non vanno meglio.
38 secondi dedicati ai Verdi sempre nel mese di maggio.
Peggio va al Partito Socialista che in Rai non ottiene considerazione neppure per un secondo nello stesso mese.
In questo scenario desolante Casini avrà di che gioire del solo secondo che ottiene al Tg3 a maggio, per i tre secondi di agosto e per i cinque di settembre.

La Difesa dei direttori

“Non è vero che abbiamo esagerato” questa la risposta unanime dei direttori dei telegiornali intervistati.
“In periodi di emergenza il governo parla, dice, rassicura, prende provvedimenti. E’ normale che sia così” dice Mauro Mazza direttore del tg2.
Sulla stessa linea si pone Giorgio Mulè direttore di Studio Aperto secondo il quale i dati sarebbero influenzati dall’attualità.
Inevitabile chiedersi allora su cosa le forze minoritarie debbano formare il proprio pensiero e le proprie opinioni dal momento che l’attualità e ciò che succede nel mondo sembra sia ad unico usufrutto dell’attenzione di Palazzo Chigi.
Che le minoranze vivano rinchiuse in uno sgabuzzino senza finestre sul mondo esterno?
Forse le cose non vanno proprio così.
Che ogni componente politica, per non dire ogni uomo comune, goda della propria opinione sugli accadimenti recenti pare asserzione fin troppo scontata.
Che ognuna di queste dia vita ad una pluralità di pareri dovrebbe essere cosa auspicabile.
Di una sola voce vive solo l’assolutismo.
I servizi d’informazione pubblica dovrebbero tenere in maggior conto questo principio e anzi
rimpolpare la fibra di una democrazia martoriata riportando per il giusto tempo la voce anche di chi dissente dalla corrente.

L’estero ci guarda

A differenza dell’informazione italiana per la quale le notizie dall’estero si sono adagiate comodamente sulla cronaca rosa e sul pettegolezzo, i paesi stranieri guardano ancora con occhio fermo alle nostre vicissitudini.
Il Financial Times sostiene che in Italia Berlusconi riceva dai media, televisioni e molti giornali, "un'adulazione vicina ai livelli Nordcoreani" (Guy Dinmore).


Un’affermazione certo forte, sicuramente esagerata per i diretti interessati -si è mai visto qualcuno scagliarsi contro il proprio stesso operato?- ma che dipinge in maniera esemplare lo stato della nostra informazione, dove al pluralismo e al confronto d’idee diverse si preferisce la presentazione piatta - a volte celebrativa- della mainstream.

Un trend questo che non può che trovarci in disaccordo e che noi della Foresta di Sherwood avverseremo informando.


Vignetta di Ciaramelli Alarico

1 commento:

AlessandroStefano ha detto...

Vorrei iniziare questo mio commento congratulandomi con te per questo intervento. Un articolo purtroppo veritiero, che presenta ciò che noi italiani (e non solo) siamo costretti a subire giorno giorno. I telegiornali passano notizie di parte, l'abbiamo sempre saputo. Studio Aperto, dopo i servizi su cani abbandonati, su veline e donnine mezze nude, si presta a parlare delle vacanze del Premier e degli acquisti che farà al Milan. Rete4 si "limita" a parlarne a caso, affermando che il bel Silvio è cresciuto di 2cm di altezza nell'ultimo anno. Ma fino a che ci si limita ai canali Mediaset possiamo anche tralasciare. Ma la stessa cosa non possono farla anche i canali statali. Bisogna che qui ci sia una bella protesta, che non si occupi solo della tv, ma che si occupi della scuola, delle riforme attuate, della crisi economica, e chi più ne ha più ne metta.