martedì 27 maggio 2008

Perché l’Occidente non boicotterà le Olimpiadi.

Le inattaccabili ragioni della Realpolitik.

L’8 Agosto 2008, data fortunata del calendario cinese (08/08/08), si apriranno a Pechino i ventinovesimi giochi olimpici. Allo stadio Nido d’uccello sfileranno le bandiere delle nazioni di tutto il mondo. Dell’Italia e della Francia, della Germania e della Gran Bretagna, dell’India, del Canada, del Giappone e, ovviamente, degli Stati Uniti d’America. Non ci sarà, invece, la bandiera tibetana. È possibile immaginare che questa sventolerà in qualche contromanifestazione in Occidente o in Oriente.

A partire da quella data la rivolta in Tibet, che ha occupato grandi spazi nei nostri telegiornali, sarà dimenticata, in attesa di altro di cui parlare. Gli appelli al boicottaggio, in nome del diritto internazionale, dell’autodeterminazione dei popoli, della democrazia e della libertà cadranno, come sassi in uno stagno. Qualche onda prima della calma.

Sarà così avvenuto il trionfo della Realpolitik, del realismo politico. Perché, parliamoci francamente, nessuno ha mai avuto l’intenzione di boicottare i giochi. Qualche governante solerte idealista o in disperato affanno di popolarità, vedere Sarkozy, ha provato a fare la voce grossa. Prima che le lungimiranti menti degli affari esteri lo riportassero a più miti consigli.

Nel dubbio, imperversato sui media, se “restare o meno a casa”, si può vedere l’ennesimo capitolo dell’ancestrale lotta, nelle relazioni internazionali, tra realismo ed idealismo.

Ad un Occidente paladino della democrazia, fautore di pace, fiero delle proprie libertà e dei propri diritti civili si contrappone la Cina. Post - totalitarismo spietato, nuova gigantesca tigre asiatica, treno e opportunità di mezza economia globale, paese in enorme sviluppo e colmo di enormi contraddizioni dopo il passaggio indolore dal maoismo al mercatismo. Soprattutto dittatura feroce, oppressore di uno tra i popoli istintivamente più simpatici al mondo, i pacifici buddhisti tibetani.


Per gli idealisti militanti, non solo anima pensante di una estrema sinistra in testacoda dopo il crollo del comunismo, ma anche fieri e coerenti liberali o addirittura novelli Dottor Stranamore, fautori dello scontro ad ogni costo, la risposta a questa contrapposizione è apparsa luminosa sul grande schermo della storia. Boicottare le Olimpiadi, senza se e senza ma.

L’anima realista, mente razionale delle relazioni tra stati, pur consapevole che lo stereotipo di grigio occidentale, cinico e sporco di sangue, non avrebbe avuto un grande incremento di popolarità, si è invece insinuata nei palazzi del potere prendendo la sofferta decisione. Alle Olimpiadi ci andiamo, tutti.

Questa scelta ha una fondatissima logica razionale. Per spiegarla è necessario partire da due precedenti storici. Il 24 Dicembre del 1979, mentre in Occidente si festeggiava il Natale, l’Unione Sovietica invase l’Afghanistan. Pensando bene di giocarla al mondo intero mentre questo aspettava l’arrivo di Santa Claus. Nel 1980, come per incanto, 65 nazioni non parteciparono alle Olimpiadi di Mosca. Quattro anni dopo, mentre i propri soldati erano impelagati a Kabul, fu il blocco comunista a boicottare i giochi di Los Angeles.

Ebbene, questi due precedenti, dimostrano che è possibile boicottare i giochi. Ma dimostrano anche che è impossibile boicottare questi giochi. Senza addentrarsi nei particolari gli Stati Uniti e l’URSS erano i capofila di due blocchi antagonisti e assolutamente non interdipendenti. La cortina di ferro esisteva davvero. Non fisicamente, ma nel mondo cifrato dell’economia. Era in sostanza più facile che un cammello passasse dalla cruna di un ago che una Cadillac da Washington a Mosca, o una Trabant nel percorso inverso (cosa che comunque non avrebbe voluto nessuno!).

L’Occidente e la Cina invece sono oggi due entità strettamente interdipendenti e, verosimilmente lo saranno ancora di più in futuro. La tigre cinese esporterà in America e in Europa. Noi, con i nostri prodotti di qualità, solleticheremo i palati della nuova sterminata borghesia mandarina.

La soluzione al problema, al vile problema economico, per gli idealisti è presto detta. Nessuno ci va, tutti ci perdiamo un po’. E sbollita la rabbia la Cina tornerà da noi e noi da loro.

Grande constatazione che però non convince un solo governante. Qui arriva conclusione della logica razionale del realismo. Un modo per affrontarla è la teoria dei giochi. Ideata, tra gli altri, da John Nash (qualcuno ricorderà il suo personaggio in A Beatiful Mind).

Immaginiamo due prigionieri A e B, i quali non possono comunicarsi e prendono le proprie decisioni uno all’insaputa dell’altro. Essi sono accusati del solito delitto ed hanno una sola alternativa. Confessare o non confessare. Ora, ad entrambi gli individui il giudice assicura o minaccia secondo la seguente tabella.


Confessare

Non confessare

Confessare

A 6anni B 6anni

A 0 anni B 10 anni

Non Confessare

A 10 anni B 0anni

A 4 anni B 4 anni


È evidente che la migliore soluzione per entrambi sarebbe collaborare, trovare il modo di mettersi d’accordo per non confessare entrambi, in modo da prendere a parità di condizioni il minimo della pena. Ma A e B non possono comunicare, quindi si trovano in una situazione ben diversa. A sa benissimo che se non confessa e B è onesto nei suoi confronti sarà il massimo per entrambi. A tuttavia non è un idealista, non si fida di B. E sa altrettanto bene che se non confessa e B decide di tendergli un tranello passerà 10 anni della sua vita in carcere, mentre B, in libertà, magari, se la fa con sua moglie. Pertanto A, allettato dalla moglie di B, dalla libertà e tenendo conto che, male che gli vada, si prenderà 6 anni evitandone comunque 10 confesserà. Farà la cosa meno conveniente per entrambi ma più conveniente singolarmente. Proverà a truffare B. Se B è razionale, ovviamente, farà il solito ragionamento.


Adesso immaginiamo che ad A e a B si aggiungano C,D,E,F,G,H,I e soprattutto il cattivissimo J. E che questi si chiamino Usa, Germania, Francia, Italia, Spagna, Giappone, India, Canada, Brasile e la cattivissima Russia. Questi stati, di comune accordo decidono di collaborare (non confessare) e boicottano le Olimpiadi in Cina. Ma la diplomazia, pur essendo comunicativa, non esclude l’inganno. Così, all’ultimo secondo utile, mentre gli altri stanno a casa sui propri divani, uno stato a caso, la Russia, di tratto non collabora (confessa), va alle Olimpiadi e dal giorno dopo diventa il più importante partner economico, militare e strategico della Cina.

La scelta del boicottaggio, idealmente splendida, si traduce in una perdita di forza clamorosa. Gli ideali democratici, di libertà e quant’altro invece di incrementare si indeboliscono. A tutto vantaggio di un blocco solido, compattato da questa solidarietà, temibilissimo, antidemocratico. Ed eventualmente di altri paesi che hanno deciso di fare i furbi.

Come è facile capire non è solo una questione di vile denaro, ma di tutti gli interessi in gioco. Anche e soprattutto dei più nobili; la democrazia, la libertà.

Ecco dunque perché l’Occidente non boicotterà le Olimpiadi.

Questa amara conclusione tuttavia non toglie che la questione tibetana resti latente negli affari interni ed esteri cinesi.

Il terremoto nel Sichuan, con la sua devastante carica di morte, da questo punto di vista è stato provvidenziale per Pechino. Facendo letteralmente sprofondare nel silenzio le rivendicazioni dei monaci buddhisti. Allo stesso tempo però, il terremoto ha dimostrato la grande debolezza interna cinese. Un enorme, gigantesco castello di legno, incapace di resistere nelle proprie infrastrutture politiche ed ingegneristiche alle pressioni interne. L’Occidente può quindi dormire sonni tranquilli, la Cina, ancora per qualche anno, non spaventa più del dovuto. Già questo dovrebbe essere un ulteriore sprono ad evitare inutili provocazioni.

Il problema Olimpiadi, se mai c’è stato, è sorto a monte. Nel momento dell’assegnazione. Oggi non si può tornare indietro.

Tuttavia, per quanto questo mancato boicottaggio possa, solo apparentemente, rappresentare una sconfitta per il messaggio universale della democrazia, gli idealisti delusi possono consolarsi. Non è vero che gli appelli, le manifestazioni, i sollevamenti della cosiddetta società civile transnazionale sono inutili.

Le pietre in uno stagno creano solo delle onde. Ma tante pietre, con il tempo, lo stagno lo possono riempire.


Ringrazio l'autore dell'articolo, Matteo Vannacci, per il lavoro svolto e la sua volontà di pubblicarlo in questo spazio.