giovedì 20 novembre 2008

Orecchie da mercante e testamento biologico

Il recente caso di Eluana Englaro ha fatto riaffiorare il dibattito - perché in Italia, va ricordato, si riesce a discutere di determinati argomenti solo sotto la spinta emozionale dei casi di cronaca, con il risultato scontato che, una volta venuta meno questa, tutto rimanga esattamente com’era prima - riguardo l’eutanasia, la quale coinvolge la società civile sin dagli albori della medicina moderna.
Anzi tutto dobbiamo fare alcune distinzioni tra le varie forme di “morte dolce”.
L’eutanasia può essere considerata volontaria nel caso sia richiesta e autorizzata dalla persona malata in evidente stato di coscienza.
Inoltre, si parla di eutanasia attiva nel caso in cui la morte sia provocata in maniera diretta, per esempio mediante la somministrazione di sostanze tossiche, mentre si definisce eutanasia passiva la pratica secondo cui la morte sopraggiunge in via indiretta, generalmente ottenuta interrompendo le cure indispensabili alla sopravvivenza del malato.
Infine, nel caso in cui non vi sia intervento di terzi si parla di suicidio assistito.

La possibilità di un diritto alla morte in determinate circostanze è quanto meno necessaria.
Ogni persona dovrebbe avere il diritto di scegliere riguardo la propria esistenza in casi particolari considerando che spesso l’eutanasia è l’unica via per risparmiare una sofferenza atroce – non solo fisica alle volte - a individui affetti da malattie incurabili.
Ovviamente i casi possono essere i più disparati: ad esempio, se una persona è in stato vegetativo irreversibile, come Eluana dal 1992, non avrà certo la facoltà e la consapevolezza di scegliere – possibilità che comunque le sarebbe preclusa in ogni caso.
Una decisione presa dai familiari non potrà essere mai considerata come “volontà” della sua stessa persona; questo è necessario ricordarlo.
La soluzione – non felice certo - del problema consisterebbe nello stabilire la propria volontà nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali in un testamento biologico.
Nessuna responsabilità graverebbe più sui familiari, i quali oggigiorno si devono necessariamente interrogare su una scelta disgraziata.
Un dolore risparmiato a chi già patisce per la sorte di una persona cara.
Pensate anche solo al dolore che deve aver accompagnato la scelta di Beppino Englaro e come lui molte altre persone.


Come mai allora non è ancora stato proposto alcunché di simile al testamento biologico?
La risposta non è facile.
Da una parte c’è sicuramente l’influenza della Chiesa Cattolica negli affari politici italiani, è innegabile.
La Chiesa ritiene ogni forma di eutanasia, attiva o passiva, volontaria o no, allo stesso livello del suicidio o, addirittura, dell’omicidio, e, allo stesso tempo, afferma di fare attenzione alla distinzione tra eutanasia e rinuncia all’accanimento terapeutico, ossia nel caso in cui la morte sia ritenuta imminente e inevitabile.
Fondamentalmente l’eutanasia è ritenuta moralmente inaccettabile.
Dall’altra c’è una responsabilità oggettiva da parte del mondo politico, il quale si preoccupa più di non perdere il voto dei cattolici che di affrontare temi scottanti non più prorogabili, rimanendo impantanato in una situazione che mette ogni giorno più in evidenza i limiti della politica nostrana.
Lo Stato Italiano è probabilmente lontano dalla soluzione del problema, ma tutti sono invitati alla riflessione su ciò che effettivamente è giusto e cosa no.

Si pensi ad esempio al caso di Piergiorgio Welby datato 2006, quando l’ammalato chiese che gli fosse staccato il respiratore che lo teneva in vita, scrivendo una lettera al presidente della Repubblica.
Il 20 dicembre Welby è morto a causa di insufficienza respiratoria causata dal distacco del respiratore dal suo medico anestesista.
A seguito di indagini e processi il medico è stato ritenuto non colpevole, ma la vicenda non ha mancato di suscitare polemiche.
A un esame superficiale si può pensare al distacco del respiratore come “interruzione di vita”.
Però, riflettendoci su, viene da pensare: “Ma, effettivamente, vivere attaccati a una macchina e senza la possibilità di muoversi (Welby era ammalato di distrofia muscolare), di parlare... significa davvero vivere?”

Aricolo scritto a quattro mani da Elena Lucatelli e Mirko Duradoni.

giovedì 13 novembre 2008

Free Blogger



La Foresta di Sherwood aderisce all'iniziativa lanciata da Beppe Grillo nel suo blog contro la proposta di legge avanzata da Franco Ricardo Levi (Pd) presso la VII Commissione Cultura della Camera dei deputati in data 6 Novembre 2008.

Cosa comporta la proposta di legge Levi/Veltroni?

- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all'Agenzia delle Entrate
- ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di "stampa clandestina": due anni di carcere e sanzioni economiche.

Ci troviamo davanti ad un ennesimo tentativo di controllare l'informazione circolante sul web e di soggiogarla, parimenti all'informazione audio-televisiva e cartacea, agli interessi della politica italiana.
Ciò non può che destare la nostra più profonda preoccupazione per il futuro di una società che rischia di vedersi privata del più potente alleato nella ricerca di un'informazione veramente plurale.
Non a caso le voci più scomode del mondo del giornalismo, quelle che stimolano una riflessione forte, hanno trovato nel web l'unico luogo dove potersi ancora esprimere.

Noi abbiamo aderito, fatelo anche voi.


Anche il vignettista si è dato da fare


e c'è chi al progetto vuol dedicarsi

Articoli per approfondire:

La Camera manda avanti il DDl anti-blog, Luca Spinelli
"No all'ammazza blog" di Antonio Di Pietro | 10 Novembre 2008
Grillo e Travaglio sulla proposta di legge Levi, detta "ammazzablogger"


Free Blogger

domenica 9 novembre 2008

Il potere delle Parole

Non tutti forse ne siamo consci ma nel parlare le persone esercitano una forma di potere simbolico capace di modificare gli atteggiamenti di chi ci sta attorno.
E’ necessario prendere atto di questo potere e imparare ad usarlo per perseguire l’ideale di un linguaggio spoglio di elementi involontariamente dannosi, denigratori o ad accezione negativa (o volutamente spacciati per involontari).

Per farvi capire meglio eccovi un esempio:
“Sul campo di gioco c’è una vera e propria battaglia”
Il gergo bellico applicato allo sport, anche se non fatto intenzionalmente, ha una forte connotazione violenta, la quale sarebbe d’uopo fosse presente nella minor misura possibile affinché le persone si rapportino allo sport in maniera corretta.
Questo è uno dei tanti esempi che si potrebbero fare.

Progetto de “La Foresta di Sherwood” è la creazione di un dizionario etico che sostituisca i termini considerati in precedenza con termini neutri, che non favoriscano la formazione di atteggiamenti negativi o potenzialmente dannosi.

Ognuno di voi può dare il proprio contributo alla causa riportando quelle parole che secondo la propria opinione rientrano fra quelle precedentemente considerate e magari proponendo un termine o una locuzione sostitutiva.


Aspettiamo le vostre idee.

giovedì 6 novembre 2008

Risposta al Senatore Guzzanti

All'interrogazione proposta del senatore paolo Guzzanti (Pdl) sul suo blog ho voluto rispondere così:

“è ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente?”


Andiamo a vederla questa democrazia ipotetica.
Assumendo per vero quanto supposto esisterebbe il concreto rischio di scadere nella sudditanza di queste persone nei confronti del capo del governo che le ha ricambiate del loro operato extra-politico.
Queste persone sarebbero sicuramente più reticenti, volontariamente o meno, nel garantire al popolo ipotetico il controllo di derive anti-democratiche o di azioni non nell’interesse della nazione (democratica).
Sarebbero bensì più propense a mettere in atto provvedimenti nell’interesse della persona del premier.

Non va dimenticato che circondarsi di persone fedeli alla propria persona era usanza di Re, Imperatori e di statisti totalitari molto meno ipotetici.
Tale usanza aveva lo scopo di assicurarsi un potere e un governo di tipo personale, cosa che con la democrazia ha veramente poco a che fare, ne converrà senatore.

Senza voler scendere nella sterile polemica sull’attuale premier e senza voler supporre che il Presidente Silvio Berlusconi miri a farsi Cesare del XXI° secolo, l’usanza di nominare suddette persone deve destare la preoccupazione di tutta la democrazia italiana.
I valori della democrazia non sono proprietà di nessun partito, ma dell’intero popolo italiano.
In nessun caso si possono fare eccezioni neppure nei confronti dell’uomo più ben intenzionato del nostro mondo non ipotetico.

Veniamo alla sua domanda senatore: è ammissibile o meno?
No, non lo è affatto e anzi la invito a fare i nomi di queste persone, che si sappia almeno chi siano costoro e perchè ricoprano l’attuale posizione, spezzando così l’ostico velo dell’omertà che fra tutti gli schiaramenti regna sovrana, ahimè.

Mirko Duradoni