sabato 7 febbraio 2009

Lettera al senatore D'Alia.

Riporto di seguito quanto scritto di mio pugno al senatore UDC Gianpiero D'Alia riguardo l'articolo 50-bis contenuto nel DLL 733.

Senatore D’Alia,
mi permetto di scrivervi in relazione all’emendamento riguardante l’articolo 50-bis approvato in data 6 febbraio 2009 dal senato della repubblica italiana all’interno del disegno di legge numero 733.
Per quanto concordi sulla necessità di esercitare un controllo riguardo le possibili derive criminose all’interno della rete onde evitarne l’espressione, non posso non confessarvi la mia più viva preoccupazione riguardo le possibili ripercussioni che questo potrebbe apportare a chi attraverso la rete cerca di sopperire alla cronica mancanza di un’informazione plurale e critica.
Attraverso la rete il cittadino è in grado di acquisire, applicando il dovuto senso critico, informazioni che difficilmente potrebbe reperire attraverso altri media.
In uno stato democratico non si può considerare altrimenti che come un’incoraggiante sintomo di una sana coscienza civica l’espressione civile delle proprie perplessità e delle proprie critiche verso l’operato del governo e del nostro parlamento.
Sinceramente non vorrei mai che l’emendamento che da voi prende il nome possa essere interpretato in modo tale da colpire coloro che manifestano rispettosamente il proprio dissenso, come previsto dalla nostra costituzione, in rete.
Sono convinto fermamente che non fosse certo vostro intento far sì che costoro potessero essere esposti a dei rischi, tuttavia quanto da voi scritto nell’articolo 50-bis presta il fianco anche a questa interpretazione, almeno all’occhio ignorante del semplice cittadino quale io sono.
Voglio sottoporvi un esempio a tale riguardo.
Prendete il caso della protesta studentesca susseguitesi ai tagli decisi dal governo nella così detta “riforma Gelmini-Tremonti” (Legge 133).
Lo scopo dei manifestanti non era forse quello di far pressioni affinché la legge venisse abrogata?
Cercare di far cancellare una legge non è forse una forma di disobbedienza alla stessa?
Nella rete gli studenti, ma non solo, cercavano di rendere partecipi quante più persone possibili a proposito del loro disagio riguardo la riforma.
Facendo ciò tuttavia non stavano forse per certi versi “istigando a disobbedire”?
Sono conscio che una tale interpretazione andrebbe contro il buonsenso, ma sono saldamente convinto della necessità di tutelare tutti noi affinché questa non abbia mai modo di verificarsi.

Confido che quanto scrittovi vi sia in qualche modo utile al fine di stimolare in voi una riflessione.
Posso immaginare sarete troppo impegnato per rispondere a questa mia lettera, ad ogni modo sarò lieto nel caso voleste rispondermi e farmi partecipe delle vostre ragioni.

Mirko Duradoni.


Segnalazioni:
I medici che denunciano i pazienti: ovvero della differenza fra l'uomo e la bestia di Felice Lima (Giudice del Tribunale di Catania)
Divieto di segnalazione: siamo medici e infermieri, non spie. l'appello di Medici Senza Frontiere (MSF), Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG).

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