mercoledì 18 marzo 2009

La sorte di Liu Xiaobo

L’intellettuale e attivista per i diritti umani Liu Xiaobo ad oggi si trova detenuto in un luogo sconosciuto e soggetto a “residenza sorvegliata”.
Egli è tenuto prigioniero dall’8 dicembre scorso, assieme ad altri firmatari della Carta 08, che altro non chiedevano che l’attuazione nel proprio paese di quanto sottoscritto dallo stesso nelle convenzioni Onu sui diritti umani.
Per di più Liu è detenuto senza che sia noto il capo d’accusa né la durata della detenzione e tutto ciò in barba alle stesse leggi cinesi.

La “residenza sorvegliata” (in cinese: jinshi juzhu) è una forma di detenzione prima di un processo. Ma secondo l’articolo 57 del codice penale cinese, un incriminato è soggetto a residenza sorvegliata a casa sua o in un luogo designato se egli non ha residenza permanente. Liu è residente a Pechino. Tenerlo in un luogo sconosciuto viola la stessa legge cinese.
L’art. 58 dello stesso codice penale pone a 6 mesi il limite della residenza sorvegliata. Ma la pubblica sicurezza, il procuratore, la corte possono imporre la residenza sorvegliata allo stesso individuo in modo consecutivo. Ciò significa che Liu rischia di essere sequestrato per un anno e mezzo senza alcuna accusa o processo.

La realtà delle cose appare evidente. Il governo cinese sta cercando ad ogni costo di mettere a tacere i sussulti democratici che in un popolo inevitabilmente vanno formandosi. Ancorato ad un cieco autoritarismo ha iniziato una guerra contro la propria stessa gente pur di rimanere saldo al potere.
I media, vecchi e nuovi, hanno una responsabilità ineluttabile riguardo a questioni come queste e siccome i vecchi sono un po’ restii a trattare l’argomento, da nuovi media indipendenti ci impegniamo a fare tutto il possibile per smuovere la coscienza di ognuno.
Già la Carta 08, nonostante l’impegno e la censura del governo cinese, ha passato i confini giungendo nelle nostre mani.
Almeno questa battaglia l’hanno persa.

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