martedì 9 giugno 2009

La truffa delle matite copiative

In questo clima post-elezioni troppo si è già detto dei risultati, a volte rasentando il paradosso della battaglia di Kadesh, tanto che ogni schieramento dice di aver vinto.
Nulla invece è stato detto a proposito dell’ennesima presa per i fondelli del malcapitato cittadino italiano.
Il 66,5% degli italiani si è recato alle urne convinto di dare un contributo all’elezione del candidato dal quale si sentiva maggiormente rappresentato (o che meno gli dispiaceva), ignorando il meschino meccanismo per il quale il suo voto sia stato (o potesse essere) annullato, rendendo così vano il suo sforzo.
Facciamo un passo alla volta.
Chi è andato a votare almeno una volta lo sa, si vota con una matita detta copiativa.
Guardiamo nello specifico.
Una matita copiativa è una speciale matita il cui segno è indelebile o quantomeno difficilmente cancellabile. Ciò deriva dalla presenza di coloranti derivati dall’anilina e da altri pigmenti presenti all’interno della mina.
Sarebbe tutto stupendo se il tratto fosse indelebile di per sé, ma così non è. Serve infatti un’accorta precauzione affinché i pigmenti presenti all’interno della matita copiativa diano origine ad un tratto davvero indelebile.
Lo stesso Consiglio di Stato (Sez.V, n. 660, del 26 ottobre 1987) stabilisce come condizione necessaria affinché il voto venga ritenuto valido che la matita copiativa venga umettata (inumidita, bagnata appena); infatti solo in questo modo i pigmenti vengono per così dire attivati e svolgono la loro funzione. Se non viene adottata quest’accortezza il tratto risulta cancellabile e quindi suscettibile di annullamento.
Ma a chi spetta l’onore di mettere la matita copiativa nelle condizioni di funzionare a dovere?
A tale proposito non c’è chiarezza, spetta sia al seggio che all’elettore. Peccato che nei manuali per i membri del seggio non sia esplicitamente fatto obbligo di adempiere a tale procedura, la maggior parte degli elettori poi neppure sapeva di dover fare una cosa simile.
Il risultato? Starebbe a tutti, ma in concreto nessuno è obbligato a farlo e potrebbe sempre recriminare che l’altra parte non abbia fatto il suo dovere.
Quanti voti sono stati manipolati grazie a questo subdolo trucchetto?
Quanti italiani sono stati raggirati? E’ ora di dire BASTA!
Vogliamo usare la penna, viene usata in tutti i documenti ufficiali, perché non per il voto?
Iniziamo dal principio.
Le matite copiative fanno la loro comparsa per la prima volta circa 60 anni fa, per il referendum fra repubblica e monarchia del 1946. La motivazione risedeva nella poca disponibilità di penne biro a quell’epoca e soprattutto dell’ingombro ricoperto dal calamaio in cabina elettorale.
Ma oggi che le penne ormai sono diffuse forse anche più delle matite perché ostinarsi?
A tale riguardo viene detto che la penna traccerebbe sulla scheda elettorale un tratto troppo marcato e che potrebbe lasciare segni sulle schede sottostanti a differenza della matita copiativa. FALSO.
Chiunque sia andato a votare almeno una volta avrà letto o gli sarà stato detto al seggio esplicitamente di non sovrapporre le schede perché la matita potrebbe lasciare un segno comunque.
E’ molto più probabile che l’uso della matita copiativa e dell’incertezza attorno ad essa faccia comodo alle forze politiche, le quali possono trarne un vantaggio non indifferente.
E’ ora di finirla.
La Foresta di Sherwood lancia la propria campagna a favore del voto a penna, come già accade in Germania e Francia.

Appoggiate la causa fu facebook cliccando l'immagine:


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1 commento:

Anonimo ha detto...

oscar delle stronzate