martedì 24 febbraio 2009

Responsabilità violenta

Ormai è un dato di fatto.
Ogni giorno i servizi d’informazione presentano, con un interesse spesso quasi morboso, un’ampia rassegna dedicata al crimine, quello violento, quello che tinge di sangue le nostre strade e tinge d’odio gli animi di tutti.
Sebbene chi compie un atto criminoso non possa esimersi dalla responsabilità derivante della propria azione, in uno stato civile esiste l’ineluttabile responsabilità di chi dovrebbe far sì di punire i criminali.
In Italia tuttavia assistiamo ad uno strano fenomeno per il quale chi dovrebbe garantire la legalità e preservare la sicurezza dei cittadini è colto da improbabili défaillances, le quali vanno ancora di più ad incentivare la deriva criminosa alla quale assistiamo da molti anni.
Non c’è dubbio, il crimine nel nostro paese paga e resta pure impunito.
Ci viene da chiedersi: Perché?
C’è invero un bieco interesse da parte della nostra stessa classe dirigente per far sì che le cose non funzionino, che la giustizia proceda a singhiozzo o magari non lo faccia proprio per nulla.
Il motivo è molto semplice: chi ci comanda vuole garantirsi un certo margine d’impunità per perseguire i propri interessi seguendo iter e condotte spesso al di là della stessa legalità.
Tutto questo a discapito della sicurezza del proprio popolo.
E’ sempre stato così, non fu certo il Presidente del Consiglio l’inventore di questo trucchetto da illusionista, certo ne è un grosso beneficiario.
D’altra parte è innegabile, se la giustizia funzionasse celermente e senza intoppi ( e intromissioni di stampo politico) il primo a risentirne sarebbe proprio Berlusconi.
Quanti i capi d’imputazione caduti in prescrizione per decorrenza dei termini?
Berlusconi non è l’unico diavolo si badi bene, in parlamento ne abbiamo uno stuolo.
Ma è quanto mai emblematico: come può un criminale aver paura di uno Stato il cui interesse principale non è punirlo oliando la macchina della giustizia?
La politica incredibilmente riesce in quel doppio gioco da agente segreto, vende alla gente rassicurazione dopo averle somministrato un’iniezione di paura e timore senza che questa se ne sia minimamente accorta.
Ma l’antidoto badate bene non è prodotto per farvi guarire, ma per non farvi sentire la febbre che sale, la quale, svanito l’intontimento dell’intruglio che vi hanno fatto ingurgitare con l’imbuto, tornerà a farsi sentire.
Il cittadino italiano ormai è come un cardiopatico costretto a prendere il suo medicinale fino alla fine dei suoi giorni, pagando un prezzo altissimo: il dilagare del crimine.
E’ ora di aprire gli occhi: fino ad oggi non è esistito un governo della sicurezza e non esisterà mai finché non cambieranno le cose, finché la necessità di rifiutare ruoli istituzionali a chi ha dei contenziosi di un certo tipo con la giustizia non verrà riconosciuta.

Vignetta di Alarico Ciaramelli



martedì 17 febbraio 2009

Spesso ci si dimentica

Nei giorni scorsi mi sono trovato a riflettere su una questione constatando quanto in realtà la gente poco sappia di cosa la magistratura pensi del nostro Presidente del Consiglio.
A qualcuno andrà pure bene così.
Vediamo però di fare un po’ di chiarezza, dal momento che è giusto la gente sia consapevole in tal senso.
Citerò solo gli eventi più rilevanti.

Falsa Testimonianza sulla P2
Reato contestato: Falsa testimonianza
La Corte d'appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua iscrizione alla P2. (Sentenza)
Interrogato sotto giuramento Berlusconi aveva detto: "Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo […] Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta".
Berlusconi tuttavia si era iscritto alla P2 nel 1978 e aveva pagato la sua quota.
I giudici della Corte d'appello di Venezia scrivono: "Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell'imputato non rispondano a verità” a seguito dalle risultanze della commissione Anselmi dalle stesse dichiarazioni rese del prevenuto avanti al giudice istruttore di Milano.
(Relazione Anselmi)
Il reato tuttavia va dichiarato estinto per intervenuta amnistia avvenuta nel 1989.

All Iberian 1
Reato contestato: finanziamento illecito ai partiti.
I° grado: condanna a 2 anni e 4 mesi per i 21 miliardi versati, tramite il conto All Iberian, a Bettino Craxi.
Appello: il reato cade in prescrizione, tuttavia “per nessuno degli imputati emerge dagli atti l'evidenza dell'innocenza".
Nella sentenza definitiva si legge: "Le operazioni societarie e finanziarie prodromiche ai finanziamenti estero su estero dal conto intestato alla All Iberian al conto di transito Northern Holding [Craxi] furono realizzate in Italia dai vertici del gruppo Fininvest spa, con il rilevante concorso di Berlusconi quale proprietario e presidente. [...] Non emerge negli atti processuali l'estraneità dell'imputato".

All Iberian 2
Reato contestato: Falso in bilancio.
Berlusconi è stato indagato per la rete di 64 società e conti off shore del gruppo Fininvest che, secondo l'accusa, ha finanziato operazioni "riservate" ovvero:
-ha scalato societý quotate in Borsa come Standa e Rinascente, senza informare la Consob.
-ha aggirato le leggi antimonopolio tv in Italia e in Spagna, acquisendo il controllo di Telepiù e Telecinco.
-ha pagato tangenti a partiti politici, come la stecca record di 21 miliardi di lire data a Craxi attraverso la societý All Iberian.
La rete occulta della Finivest-ombra ha spostato, tra il 1989 e il 1996, fondi neri per almeno 2 mila miliardi di lire.
Tuttavia l’indagato nel 2002 ha cambiato la legge sul falso in bilancio, trasformando i suoi reati in semplici illeciti sanabili con una contravvenzione e soprattutto riducendo i tempi di prescrizione del reato (erano 7 anni, aumentabili fino a 15; sono diventati 4).
Il giudice per le indagini preliminari nel febbraio 2003 chiude l'inchiesta: negando l'assoluzione, poichè Berlusconi e i suoi coimputati (il fratello Paolo, il cugino Giancarlo Foscale, Adriano Galliani, Fedele Confalonieri) non possono dirsi innocenti; tuttavia proscioglie tutti i 25 imputati, poichè il tempo per il processo, secondo la nuova legge, è scaduto.
La procura ricorre in Cassazione, che all'inizio di luglio 2003 applica per la prima volta il "lodo Maccanico", decidendo la sospensione del processo per Berlusconi.

Caso Lentini
Reato contestato: falso in bilancio.
Berlusconi è stato rinviato a giudizio per aver deciso il versamento in nero di una decina di miliardi dalle casse del Milan a quelle del Torino calcio, per l’acquisto del calciatore Gianfranco Lentini.
Il dibattimento di primo grado si conclude con la prescrizione del reato, grazie alla nuova legge di Berlusconi sul falso in bilancio.

Medusa Cinema
Reato contestato: falso in bilancio
Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni d'acquisto della società Medusa cinematografica, per non aver messo a bilancio 10 miliardi.
I grado: condanna a 1 anno e 4 mesi (10 miliardi di fondi neri che, grazie alla compravendita, vengono accantonati su una serie di libretti al portatore di Silvio Berlusconi).
Appello: assoluzione con formula dubitativa (comma 2 art. 530).
E’ qui mi perdonerete la poca imparzialità ma siamo davanti ad una chicca incredibile.
Berlusconi, secondo il collegio, è così ricco che potrebbe anche non essersi reso conto di come, nel corso della compravendita, il suo collaboratore Carlo Bernasconi (condannato) gli abbia versato 10 miliardi di lire in nero.

Lodo Mondadori:
Reato contestato: corruzione giudiziaria
Berlusconi è accusato di aver pagato i giudici di Roma per ottenere una decisione a suo favore nel Lodo Mondadori, che doveva decidere la proprietà della casa editrice.
Il giudice dell'udienza preliminare Rosario Lupo ha deciso l'archiviazione del caso, con formula dubitativa.
La Procura ha fatto ricorso alla Corte d’appello, che nel giugno 2001 ha deciso: per Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice, e non quello di concorso in corruzione in atti giudiziari; concesse le attenuanti generiche, il reato dunque è prescritto, poiché risale al 1991 e la prescrizione, con le attenuanti generiche, scatta dopo 5 anni.

Toghe sporche-Sme:
Reato contestato: corruzione giudiziaria.
E’ accusato di aver corrotto i giudici durante le operazioni per l'acquisto della Sme.
Viene rinviato a giudizio insieme a Cesare Previti e Renato Squillante.
Il processo di primo grado si conclude (con condanne per Previti e Squillante) a Milano, dopo che la Cassazione ha respinto la richiesta di spostare il processo a Brescia o a Perugia, per legittimo sospetto, reintrodotto appositamente per legge nell'ottobre 2002.
Viene tentata allora un’altra via.
Un'altra legge, il "lodo Maccanico", votata con urgenza nel giugno 2003, impone la sospensione di tutti i processi a cinque alte cariche dello Stato, tra cui il presidente del Consiglio, tuttavia viene bocciata dalla Corte costituzionale perché incostituzionale.
Stralciata la posizione di Berlusconi dal processo principale, il Tribunale di Milano ha ritenuto provati i fatti di corruzione, ha prosciolto per prescrizione sui soldi pagati a Squillante (la sentenza afferma che il fatto è avvenuto) e assolto per il resto.

Bombe del 1992 e del 1993
Reato contestato: concorso in strage.
Le inchieste delle Procure di Firenze e Caltanissetta sui presunti "mandanti a volto coperto" delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993 (Milano, Firenze e Roma) sono state archiviate per scadenza dei termini d'indagine.
E qui emerge una realtà che nonostante non abbia valenza giudiziaria dovrebbe averne in ambito morale e politico.
A Firenze, il 14 novembre 1998, il gip Giuseppe Soresina rileva come Berlusconi e Dell'Utri abbiano "intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista realizzato"(clan Corleonesi).
Il gip di Caltanissetta Giovanni Battista Tona scrive: "Gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati [Berlusconi e Dell'Utri]”. (Decreto di archiviazione Tribunale di Caltanissetta)
C'è, infine, la sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, che il 23 giugno 2001 ha condannato 37 boss mafiosi per la strage di Capaci: nel 14 capitolo intitolato esplicitamente "I contatti tra Salvatore Riina e gli on. Dell'Utri e Berlusconi", si legge che è provato che la mafia intrecciò con i due "un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico".

sabato 14 febbraio 2009

Ancora D'Alia

Dall'intervista di Alessandro Gilioli al sen. D'Alia pubblicata su "L'Espresso"

A. Gilioli: Io volevo parlare di questo emendamento: innanzitutto, spieghi lo scopo e l'utilità.

D'Alia: L'emendamento introduce l'articolo 50 bis al pacchetto sicurezza, che consente al ministro dell'interno, su comunicazione dell'autorità giudiziaria che procede per delitti di istigazione a delinquere o apologia di reato, attribuisce al ministero dell'interno il potere di disporre che i fornitori di connettività alla rete internet utilizzino gli strumenti di filtraggio nei confronti di quei siti o social network che contenessero, diciamo, dichiarazioni e quant'altro connesse a queste ipotesi di reato.
Cioè, è una norma che serve a cominciare a intervenire nella regolamentazione di internet e questo nasce sostanzialmente dalle vicende che hanno riguardato Facebook, della comparsa su quel social network di gruppi inneggianti a Riina, Provenzano, alle Brigate Rosse eccetera.
E poiché non vi è alcuno strumento, nell'ordinamento, che consenta un intervento immediato qualora ovviamente si ravvisi un'ipotesi di reato, cioè qualora la magistratura stia indagando, il ministro dell'interno interviene con uno strumento di natura squisitamente cautelare che serve ad evitare che vi sia una moltiplicazione di questi siti o di queste manifestazioni illecite sulla rete.
Ovviamente, tutto questo avviene con la possibilità del ricorso all'autorità giudiziaria da parte degli interessati, e comunque attraverso una procedura di natura contraddittoria anche con i gestori dei siti a cui viene notificata una diffida ad oscurare o cancellare quelle parti che sono in contrasto con le posizioni citate.

A. Gilioli: Però, senatore, mi permetta di interromperla. La contestazione che viene fatta è proprio questa: io ho letto bene il suo emendamento, non si parla di cancellare le parti ma di oscurare il sito. Allora si dice: se c'è un gruppo su facebook che incita a Provenzano piuttosto che altre cose, gli effetti del suo emendamento non sarebbero cancellare quella pagina ma oscurare l'intero sito.

D'Alia: Ma mi scusi: se il gestore del sito non si fa carico di cancellare questi soggetti dal sito, è giusto che il sito venga oscurato. Il ministero diffida il gestore, il gestore poi ha due possibilità: o ottemperare e quindi cancellare dal sito i gruppi oppure non ottemperare. Se non ottempera si rende complice di chi inneggia a Provenzano e Riina quindi è giusto che venga oscurato.

A. Gilioli: All'interno di YouTube, per esempio, ci sono diversi video che potrebbero ricadere, forse, all'interno della tipologia da lei enunciata. Se YouTube non cancella quei video viene oscurato l'intero YouTube?

D'Alia: Secondo me si, certo.

A. Gilioli: Ancora un altro caso...

D'Alia: Le faccio un esempio: se su YouTube esce un video, come è successo e peraltro ci sono state diverse polemiche, in cui quattro ragazzi picchiano un loro coetaneo disabile - peraltro, in questo caso siamo in presenza della rappresentazione di un reato non è che siamo in presenza di una apologia: c'è la diretta o la riproduzione di un film in cui viene commesso un illecito penale - è giusto che un sito lo mantenga? Io credo di no.

A. Gilioli: Un altro caso: c'è una discussione online, nei siti, nei forum. Fra utenti del forum può capitare che ci si insulti o anche che ci si minacci. Lei questo lo ritiene una tipologia...

D'Alia: Se io minaccio qualcuno, lo minaccio nella realtà o su internet sempre un reato è.

A. Gilioli: Le faccio un'altra tipologia: io sono ipoteticamente autore di un blog. All'interno del mio blog qualcuno, tra i commentatori del mio blog, mi insulta, minaccia. Io che sono il blog master e quindi ritengo che sia giusto lasciare aperto il mio blog a ogni voce, comprese quelle che mi minacciano e mi insultano, non tolgo queste voci.
Anche in questo caso si rientra nella tipologia?

D'Alia: Guardi, rientrano tutte quelle ipotesi che sono previste dal codice penale nell'ambito dei delitti di istigazione a delinquere o disobbedire alle leggi. I delitti di apologia di reato, che sono previste dal codice penale o da altre disposizioni. Sono tutte ipotesi che sono ricondotte a fattispecie illecite, che sono già sanzionate nel codice penale e che quindi hanno la necessità di essere sanzionate in tutte le loro manifestazioni. Non è che cambia se io faccio un ciclostile con cui dico che Riina...

A. Gilioli: Scusi senatore, stiamo parlando dei commenti a un blog...

D'Alia: Guardi, i commenti a un blog non è che sono diversi: se in un commento a un blog io dico che le Brigate Rosse hanno fatto bene ad uccidere Moro, questa si chiama apologia di reato. Che io lo faccia sul blog, con un telegramma, su un bigliettino, con un comunicato stampa non cambia: sempre di reato si tratta e va perseguito, e va perseguito colui il quale se ne fa complice pubblicando queste porcherie, ivi compreso se è un gestore di internet tanto per essere chiari.
Io la penso in questo modo.

A. Gilioli: Senta senatore: lei è un frequentatore della rete?

D'Alia: Certo

A. Gilioli: Su facebook ci va?

D'Alia: No, su facebook vado poco perché mi indigna vedere su quel sito che si censurino le mamme che allattano i figli perché si ritiene esteticamente un fatto offensivo, antiestetico e poi si consenta a vari gruppi, ad esempio "Omaggio a Cutolo, chi è parente di pentiti infami e confidenti è pregato di non iscriversi a questo sito dedicato a Cutolo".
Io non ci vado perché questo sito che censura le mamme, come dichiara peraltro correttamente Articolo 21, e consente queste porcherie è un sito indegno, dal mio punto di vista.
Con tutto il rispetto per chi vi accede.

A. Gilioli: Lei è conscio del fatto che se in Italia si chiude YouTube e Facebook siamo peggio della Birmania?

D'Alia: Guardi, io non sono per chiudere né Facebook né YouTube: io sono perché Facebook e YouTube rispettino le vittime di mafia, del terrorismo e degli stupri.

A. Gilioli: E se non le rispettano?

D'Alia: Se non le rispettano non possono avere il rispetto dello Stato.

A. Gilioli: Quindi vanno chiusi.

D'Alia: E' evidente.

sabato 7 febbraio 2009

Lettera al senatore D'Alia.

Riporto di seguito quanto scritto di mio pugno al senatore UDC Gianpiero D'Alia riguardo l'articolo 50-bis contenuto nel DLL 733.

Senatore D’Alia,
mi permetto di scrivervi in relazione all’emendamento riguardante l’articolo 50-bis approvato in data 6 febbraio 2009 dal senato della repubblica italiana all’interno del disegno di legge numero 733.
Per quanto concordi sulla necessità di esercitare un controllo riguardo le possibili derive criminose all’interno della rete onde evitarne l’espressione, non posso non confessarvi la mia più viva preoccupazione riguardo le possibili ripercussioni che questo potrebbe apportare a chi attraverso la rete cerca di sopperire alla cronica mancanza di un’informazione plurale e critica.
Attraverso la rete il cittadino è in grado di acquisire, applicando il dovuto senso critico, informazioni che difficilmente potrebbe reperire attraverso altri media.
In uno stato democratico non si può considerare altrimenti che come un’incoraggiante sintomo di una sana coscienza civica l’espressione civile delle proprie perplessità e delle proprie critiche verso l’operato del governo e del nostro parlamento.
Sinceramente non vorrei mai che l’emendamento che da voi prende il nome possa essere interpretato in modo tale da colpire coloro che manifestano rispettosamente il proprio dissenso, come previsto dalla nostra costituzione, in rete.
Sono convinto fermamente che non fosse certo vostro intento far sì che costoro potessero essere esposti a dei rischi, tuttavia quanto da voi scritto nell’articolo 50-bis presta il fianco anche a questa interpretazione, almeno all’occhio ignorante del semplice cittadino quale io sono.
Voglio sottoporvi un esempio a tale riguardo.
Prendete il caso della protesta studentesca susseguitesi ai tagli decisi dal governo nella così detta “riforma Gelmini-Tremonti” (Legge 133).
Lo scopo dei manifestanti non era forse quello di far pressioni affinché la legge venisse abrogata?
Cercare di far cancellare una legge non è forse una forma di disobbedienza alla stessa?
Nella rete gli studenti, ma non solo, cercavano di rendere partecipi quante più persone possibili a proposito del loro disagio riguardo la riforma.
Facendo ciò tuttavia non stavano forse per certi versi “istigando a disobbedire”?
Sono conscio che una tale interpretazione andrebbe contro il buonsenso, ma sono saldamente convinto della necessità di tutelare tutti noi affinché questa non abbia mai modo di verificarsi.

Confido che quanto scrittovi vi sia in qualche modo utile al fine di stimolare in voi una riflessione.
Posso immaginare sarete troppo impegnato per rispondere a questa mia lettera, ad ogni modo sarò lieto nel caso voleste rispondermi e farmi partecipe delle vostre ragioni.

Mirko Duradoni.


Segnalazioni:
I medici che denunciano i pazienti: ovvero della differenza fra l'uomo e la bestia di Felice Lima (Giudice del Tribunale di Catania)
Divieto di segnalazione: siamo medici e infermieri, non spie. l'appello di Medici Senza Frontiere (MSF), Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG).