mercoledì 18 marzo 2009

La sorte di Liu Xiaobo

L’intellettuale e attivista per i diritti umani Liu Xiaobo ad oggi si trova detenuto in un luogo sconosciuto e soggetto a “residenza sorvegliata”.
Egli è tenuto prigioniero dall’8 dicembre scorso, assieme ad altri firmatari della Carta 08, che altro non chiedevano che l’attuazione nel proprio paese di quanto sottoscritto dallo stesso nelle convenzioni Onu sui diritti umani.
Per di più Liu è detenuto senza che sia noto il capo d’accusa né la durata della detenzione e tutto ciò in barba alle stesse leggi cinesi.

La “residenza sorvegliata” (in cinese: jinshi juzhu) è una forma di detenzione prima di un processo. Ma secondo l’articolo 57 del codice penale cinese, un incriminato è soggetto a residenza sorvegliata a casa sua o in un luogo designato se egli non ha residenza permanente. Liu è residente a Pechino. Tenerlo in un luogo sconosciuto viola la stessa legge cinese.
L’art. 58 dello stesso codice penale pone a 6 mesi il limite della residenza sorvegliata. Ma la pubblica sicurezza, il procuratore, la corte possono imporre la residenza sorvegliata allo stesso individuo in modo consecutivo. Ciò significa che Liu rischia di essere sequestrato per un anno e mezzo senza alcuna accusa o processo.

La realtà delle cose appare evidente. Il governo cinese sta cercando ad ogni costo di mettere a tacere i sussulti democratici che in un popolo inevitabilmente vanno formandosi. Ancorato ad un cieco autoritarismo ha iniziato una guerra contro la propria stessa gente pur di rimanere saldo al potere.
I media, vecchi e nuovi, hanno una responsabilità ineluttabile riguardo a questioni come queste e siccome i vecchi sono un po’ restii a trattare l’argomento, da nuovi media indipendenti ci impegniamo a fare tutto il possibile per smuovere la coscienza di ognuno.
Già la Carta 08, nonostante l’impegno e la censura del governo cinese, ha passato i confini giungendo nelle nostre mani.
Almeno questa battaglia l’hanno persa.

mercoledì 11 marzo 2009

Salvare il domani [Letture Consigliate]


"In questa lunga conversazione con la filosofa e teologa Felizitas von Schonborn, sua Santità il Dalai Lama offre il suo illuminante punto di vista sul rapporto tra religione, filosofia e politica nel mondo contemporaneo.

Con la consueta umiltà e modestia, la candida allegria, la straordinaria capacità di comprendere le avversità dei destini altrui, il massimo rappresentante del buddhismo tibetano parla di ecologia, di libertà religiosa, di democrazia, della crisi spirituale della società del benessere, di felicità."

Carta 08 [testo integrale italiano]

Il testo che segue , che ha ricevuto ampi sostegni da vari settori della pubblica opinione cinese, è stato scritto ispirandosi a Charta 77, appello alla libertà dall’occupazione sovietica da duecento intellettuali cechi e slovacchi nel gennaio 1977. Il documento cinese invita a porre fine ad alcune caratteristiche essenziali del sistema politico cinese attuale, quali il monopartitismo, per rimpiazzarlo con un sistema basato sulla democrazia e i diritti umani. Il testo è stato presentato il 10 dicembre 2008, sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nel paese però proseguono la censura, le persecuzioni e gli arresti contro autori e firmatari.

I. Introduzione

Sono passati 100 anni dalla stesura della prima Costituzione cinese. Il 2008 segna anche i 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, i 30 anni dall’apparizione del Muro della democrazia a Pechino, i 10 anni dalla firma, da parte della Cina, della Convenzione internazionale dei diritti civili e politici. Ci avviciniamo anche ai 20 anni dal massacro di Tiananmen del 1989 contro le proteste degli studenti pro-democrazia. In questi stessi anni, il popolo cinese ha sopportato disastri nel campo dei diritti umani e innumerevoli lotte; ora molti di essi vedono con chiarezza che la libertà, l’uguaglianza e i diritti umani sono valori universali di tutta l’umanità e che democrazia e governo costituzionale costituiscono l’ossatura per proteggere questi valori.

Allontanandosi da questi valori, il governo cinese ha compiuto un approccio alla “modernizzazione” che si è rivelato disastroso. Esso ha privato la gente dei loro diritti, distrutto la loro dignità, corrotto le normali relazioni umane. Per questo ci domandiamo: Dove va la Cina in questo 21° secolo? Vorrà continuare la “modernizzazione” dominata da un governo autoritario o abbraccerà i valori umani universali, si unirà alla corrente delle nazioni civilizzate, edificando un sistema democratico? Si tratta di una scelta fondamentale, che non può più essere rinviata.

L’impatto con l’occidente nel 19° secolo ha prodotto uno shock che ha portato alla caduta di un sistema autoritario decadente, segnando per la Cina l’inizio di quella che spesso si definisce “il più grande cambiamento in migliaia di anni”. È seguito un movimento di “auto-rafforzamento”, che però ha avuto come scopo solo l’appropriarsi della tecnologia per costruire cannoniere e altri oggetti materiali occidentali. L’umiliante sconfitta navale per mano dei giapponesi nel 1895 ha confermato l’anacronismo del nostro sistema politico. I primi tentativi di trasformazioni politiche in senso moderno sono avvenute nella tragica estate del 1898, duramente schiacciate dagli ultraconservatori della corte imperiale.

Con la Rivoluzione del 1911 che ha inaugurato la prima Repubblica in Asia, si è creduto di aver messo nella tomba il sistema autoritario imperiale che era durato per secoli. Ma, conflitti sociali all’interno e pressioni dall’esterno hanno fatto sì che esso durasse ancora; la Cina è caduta in un mosaico di piccoli regni dei signori della guerra e la nuova repubblica è divenuta un sogno sfuggente.

Il fallimento del processo di “auto-rafforzamento” e delle trasformazioni politiche ha spinto molti nostri concittadini a domandarsi se la nostra nazione non fosse afflitta da un “malessere culturale”.

Questo sentire, intorno al 1910, ha portato al Movimento del Quattro Maggio, che ha fatto della “scienza e democrazia” il suo vessillo.

Ma anche questi sforzi si sono dissolti davanti al persistere del caos dei signori della guerra e la crisi nazionale causata dall’invasione giapponese [cominciata in Manciuria nel 1931].

La vittoria su Giappone nel 1945 ha dato una nuova possibilità ala Cina di fare un passo verso un governo moderno, ma la sconfitta dei Nazionalisti nella guerra civile contro i Comunisti, ha gettato la nazione nell’abisso del totalitarismo. La “nuova Cina”, nata nel 1949 [anno di fondazione, da parte di Mao Zedong, della Repubblica popolare cinese - ndt] proclama che “il popolo è sovrano” ma nei fatti ha edificato un sistema in cui “il Partito ha tutti i poteri”.

Il Partito comunista cinese ha preso il controllo di tutti gli organi dello Stato e di tutte le risorse politiche, economiche, sociali e usandole ha prodotto una lunga scia di disastri verso i diritti umani, compresi – fra l’altro – la Campagna contro la destra (1957), il Grande balzo in avanti (1958-1960), la Rivoluzione culturale (1966-1969), il massacro del 4 giugno a piazza Tiananmen (1989). Tutto ciò, insieme agli attacchi ancora oggi in atto contro le religioni non autorizzate e la soppressione dei movimenti che difendono i diritti umani [un movimento che vuole difendere i diritti dei cittadini promulgati dalla Costituzione cinese e combattere per i diritti umani riconosciuti dalle convenzioni internazionali e che la Cina ha sottoscritto]. In tutto questo periodo il popolo cinese ha pagato un prezzo esorbitante. Decine di milioni di persone hanno perso la loro vita e diverse generazioni hanno visto azzoppata in modo crudele la loro libertà, felicità e dignità umana.

Negli ultimi due decenni del 20° secolo, la politica governativa della “Riforma ed apertura” ha dato al popolo cinese un po’ di sollievo dalla diffusa povertà e dal totalitarismo di Mao Zedong, portando un incremento sostanziale nella ricchezza e nel livello di vita di molti cinesi, come anche ad un parziale recupero della libertà economica e dei diritti economici. É cominciata a crescere una società civile e la richiesta da parte del popolo di più diritti e più libertà politica. Anche l’elite al governo, muovendosi verso la proprietà privata e l’economia di mercato, ha cominciato a muoversi da un rifiuto totale dei “diritti” a un loro parziale riconoscimento.

Nel 1998, il governo cinese ha firmato due importanti convenzioni internazionali sui diritti umani; nel 2004, ha emendato la Costituzione per includere la frase “il rispetto e la salvaguardia dei diritti umani”. E quest’anno, il 2008, il governo ha promesso di promuovere un “Piano d’azione nazionale per i diritti umani”. Purtroppo, tutti questi progressi politici non vanno al di là della carta su cui sono scritti. La realtà politica evidente a tutti, è che la Cina ha molte leggi, ma nessuno stato di diritto; ha una costituzione, ma non un governo costituzionale. L’elite dominante continua a rimanere aggrappato al suo potere autoritario combattendo ogni mossa verso un cambiamento politico.

I folli risultati sono una endemica corruzione dei quadri, un minare lo Stato di diritto, mancanza di tutela dei diritti della popolazione, perdita di etica, capitalismo grossolano, polarizzazione della società fra ricchi e poveri, sfruttamento e abuso dell’ambiente naturale, dell’ambiente umano e storico, un acutizzarsi di una lunga lista di conflitti sociali, in particolare un indurimento dell’animosità fra rappresentanti ufficiali e gente ordinaria.

Mentre questi conflitti e crisi crescono di intensità, mentre l’elite al potere continua imperterrita a distruggere e privare i cittadini del loro diritto alla libertà, proprietà, alla ricerca della felicità, noi vediamo i senza-potere della nostra società – i gruppi vulnerabili, gente che viene schiacciata e controllata, coloro che soffrono crudeltà e perfino torture, che non hanno spazio adeguato per far sentire la loro protesta, né tribunali che ascoltino le loro richieste – divenire sempre più decisi, accrescendo la possibilità di un violento conflitto sociale dalle proporzioni disastrose. Il declino del sistema attuale è giunto a un punto in cui il cambiamento non è più opzionale.

II. I nostri principi fondamentali

Questo è un momento storico per la Cina e da esso dipende il nostro futuro. Rivedendo il processo di modernizzazione politica negli ultimi 100 anni e più, noi riaffermiamo e sottoscriviamo i seguenti valori universali fondamentali:

Libertà. Essa è il fulcro dei valori umani universali. Libertà di parola, di stampa, di credo, di raduno, di associazionismo, di movimento, come anche la libertà di sciopero, di dimostrare e protestare, sono le forme in cui essa si esprime. Senza libertà, la Cina rimarrà sempre lontana dagli ideali della civiltà.

Diritti umani. Essi non sono concessi benevolmente dallo Stato. Ogni persona nasce con specifici diritti alla dignità e alla libertà. Il governo esiste per la protezione dei diritti umani dei suoi cittadini. L’esercizio del potere dello Stato deve essere autorizzato dal popolo. La serie di disastri politici nella storia recente della Cina è una conseguenza diretta del disprezzo da parte del regime verso i diritti umani.

Uguaglianza. L’integrità, dignità, libertà di ogni persona – senza guardare al livello sociale, l’occupazione, il sesso, le condizioni economiche, l’etnia, il colore della pelle, la religione o il credo politico – sono uguali per tutti. Bisogna sostenere i principi di uguaglianza di fronte alla legge e nei diritti sociali, economici, culturali, civili e politici.

Repubblica. La forma repubblicana sostiene che il potere deve essere bilanciato fra rami differenti del governo e deve [comporre e] servire i diversi interessi. Esso ricorda l’ideale politico della tradizione cinese della “bellezza di tutti sotto il cielo”. Permette a differenti interessi di gruppo e assemblee sociali, persone di varie culture e credo, di esercitare un auto-governo democratico e decidere in modo da raggiungere soluzioni pacifiche a problemi del pubblico, sulla base di un uguale accesso al governo e a una libera e onesta competizione.

Democrazia. Il principio fondamentale della democrazia è che il popolo è sovrano e che il popolo sceglie il suo governo. La democrazia ha queste caratteristiche: 1) il potere politico comincia con il popolo e la legittimità di un regime deriva dal popolo. (2) Il potere politico va esercitato attraverso scelte fatte dal popolo. (3) Le cariche nei posti più importanti a tutti i livelli del governo sono determinate attraverso libere e competitive elezioni periodiche. (4) Onorando il volere della maggioranza, si deve anche proteggere la dignità fondamentale, la libertà e i diritti umani delle minoranze. In breve, la democrazia è il mezzo moderno per giungere a un governo che sia davvero “del popolo, dal popolo, per il popolo”.

Regole costituzionali. Esse sono il modo in cui i principi espressi nella costituzione vengono attuati attraverso un sistema legale e delle regole legali. Significa proteggere la libertà e i diritti dei cittadini, limitare e definire gli scopi del potere di un governo legittimo, provvedere che vi sia un apparato amministrativo che serva questi fini.

III. Che cosa difendiamo

C’è un generale declino dei sistemi autoritari in tutto il mondo. Anche in Cina l’era degli imperatori e dei feudatari sta andando verso la fine. In ogni luogo è tempo ormai per tutti i cittadini di divenire padroni dei loro Stati. La pista che conduce fuori dell’impasse attuale in cui versa la Cina è quella che porta al distacco dalla nozione autoritaria di confidare in un “illuminata supervisione” o in un “onesto burocrate”, seguendo invece un sistema di libertà, democrazia, stato di diritto, verso la crescita della coscienza di moderni cittadini che vedono i diritti come fondamentali e la partecipazione come un dovere. Proprio per questo e in uno spirito di dovere, responsabilità, costruttività di cittadini, offriamo le seguenti raccomandazioni su [come attuare - ndt] un governo nazionale, i diritti dei cittadini, lo sviluppo sociale.

1. Una Nuova Costituzione. Dobbiamo riformulare la nostra attuale costituzione, eliminando quegli aspetti che non sono in conformità con il principio secondo cui la sovranità è del popolo, trasformandolo in un documento che davvero garantisce i diritti umani, autorizza l’esercizio del potere pubblico, serve come sostegno legale alla democratizzazione della Cina. La Costituzione deve essere la legge suprema del Paese, inviolabile da parte di individui, gruppi o partiti.

2. Separazione dei poteri. Dobbiamo costruire un governo moderno, in cui sia garantita la separazione fra potere esecutivo, giudiziario e amministrativo. Abbiamo bisogno di una legge amministrativa che definisca l’ampiezza della responsabilità del governo, prevenendo abusi di potere. Il governo deve rispondere a chi paga le tasse. La divisione di potere fra governi provinciali e centrale deve sottostare al principio per cui i poteri del governo centrale sono solo quelli stabiliti dalla costituzione, mentre tutti gli altri poteri appartengono ai governi locali.

3. Democrazia legislativa. I membri dei corpi legislativi devono essere tutti scelti attraverso elezioni dirette, e una democrazia legislativa dovrebbe osservare norme giuste e imparziali.

4. Indipendenza del potere giudiziario. La legge deve essere al di sopra degli interessi di ogni specifico partito politico e i giudici devono essere indipendenti. È necessario stabilire una Corte suprema costituzionale e varare procedure per le revisioni della costituzione. Al più presto vanno aboliti tutti quei Comitati per gli affari politici e legali che a tutt’oggi permettono ai membri del Partito comunista di ogni livello di decidere in anticipo e fuori delle corti su casi politicamente sensibili. Dobbiamo proibire con forza l’uso di cariche pubbliche per scopi privati.

5. Pubblico controllo del servizio pubblico. L’esercito deve rispondere al governo nazionale, non a un partito politico e dovrebbe essere reso molto più professionale. Il personale militare deve giurare sulla Costituzione e rimanere neutrale. Organizzazioni politiche e partitiche devono essere proibite fra i militari. Tutti i rappresentanti pubblici, compresa la polizia, devono servire in modo neutrale, senza schierarsi. Deve finire la pratica attuale di favorire un partito politico nelle assunzioni per un servizio pubblico.

6. Garantire i diritti umani. Si devono garantire in modo preciso i diritti umani e il rispetto per la dignità umana. Si deve creare un Comitato per i diritti umani, capace di vigilanza fino ai corpi legislativi più al vertice, capace di bloccare possibili abusi di potere da parte del governo che violino i diritti umani. Una Cina democratica e costituzionale deve garantire in modo speciale la libertà personale dei cittadini. Nessuno deve subire arresti illegali, detenzione, accuse, interrogatori, punizioni. Il sistema della “rieducazione attraverso il lavoro” deve essere abolito.

7. Elezione dei pubblici ufficiali. Ci deve essere un sistema completo per elezioni democratiche basate su “una persona, un voto”. Va attuato in modo sistematica l’elezione diretta dei responsabili amministrativi a livello di contea, città, provincia e nazione. Il diritto a tenere elezioni libere e periodiche e a parteciparvi è un diritto inalienabile per ogni cittadino.

8. Uguaglianza fra città e campagne. Almeno i due terzi del sistema attuale di registrazione [residenza obbligatoria – ndt] deve essere abolito. Esso favorisce i residenti delle città e colpisce quelli che risiedono nelle campagne. Dobbiamo invece stabilire un sistema che dà ad ogni cittadino gli stessi diritti costituzionali e la stessa libertà nello scegliere dove vivere.

9. Libertà di formare gruppi. Deve essere garantito il diritto dei cittadini a formare gruppi. L’attuale sistema di registrazione per gruppi non governativi, che richiede “l’approvazione” [previa] di un gruppo, va sostituita con un sistema in cui un gruppo registra se stesso in modo diretto e semplice. La costituzione e la legge deve governare la formazione di partiti politici; ciò significa che dobbiamo abolire il privilegio speciale di un partito che monopolizza il potere e dobbiamo garantire principi per una competizione libera e obbiettiva fra i partiti politici.

10. Libertà di raduno. La Costituzione difende assemblee pacifiche, dimostrazioni, proteste e libertà di espressione quali diritti fondamentali del cittadino. Non si deve permettere al partito al governo e il governo stesso di interferire in modo illegale o non costituzionale contro di essi.

11. Libertà di espressione. Dobbiamo rendere universale il diritto di parola, di stampa e di libertà accademica, garantendo che i cittadini siano informati e messi nella possibilità di esercitare il loro diritto di supervisione. Queste libertà vanno sostenute con una legge sulla stampa che abolisca le restrizioni politiche su di essa. L’articolo dell’attuale codice criminale che parla di “crimine di incitamento alla sovversione del potere statale” deve essere abolito. Dobbiamo finirla col guardare alle parole come dei crimini.

12. Libertà di religione. Dobbiamo garantire la libertà di religione e di credo, istituendo la separazione fra religione e Stato. Non vi devono essere interferenze del governo nelle attività religiose pacifiche. Dobbiamo abolire ogni legge, regolamento, regola locale che limiti o sopprima la libertà religiosa dei cittadini. Dobbiamo abolire il sistema attuale che richiede ai gruppi religiosi (e ai loro luoghi di culto) di ottenere l’approvazione ufficiale in anticipo, sostituendolo con un sistema in cui la registrazione è facoltativa e, per quelli che la scelgono, automatica.

13. Educazione civica. Nelle nostre scuole dobbiamo eliminare l’educazione politica e gli esami che mirano ad indottrinare gli studenti nell’ideologia di Stato, instillando il sostegno verso il governo di un partito. Dobbiamo sostituirla con l’educazione civica che promuova valori universali e diritti dei cittadini, faccia crescere la coscienza civica e promuova le virtù civiche che servono la società.

14. Protezione della proprietà privata. Dobbiamo attuare e proteggere il diritto alla proprietà privata e promuovere un sistema economico di mercato libero e onesto. Dobbiamo abbandonare i monopoli governativi nel commercio e nell’industria e garantire la libertà di fondare nuove imprese. Dobbiamo varare un Comitato sulla proprietà dello Stato, che faccia rapporto al parlamento nazionale, che verifiche il trasferimento di imprese statali a proprietà di privati, in una maniera neutra, competitiva e ordinata. Dobbiamo varare una riforma fondiaria che promuova la proprietà privata della terra, garantisca il diritto di comprare e vendere la terra, e permetta alla proprietà privata di essere valutata in modo vero nel mercato.

15. Riforma finanziaria e delle tasse. Dobbiamo stabilire un sistema della finanza pubblica che sia regolato in modo democratico e verificabile, e che assicuri la protezione dei diritti di chi paga le tasse, e che operi secondo procedure legali. Abbiamo bisogno di un sistema per cui le entrate pubbliche ad un certo livello – centrale, provinciale, di contea, o locale – siano controllate allo stesso livello. Abbiamo bisogno di una grande riforma del sistema delle tasse che abolisca ogni tassa ingiusta, semplifichi il sistema, distribuisca il peso delle imposte in modo equilibrato. Ai membri del governo è vietato l’aumento delle tasse, o l’istituzione di nuove, senza decisione pubblica e l’approvazione di una assemblea democratica. Dobbiamo riformare anche il sistema di proprietà per incoraggiare la competizione fra un più vasto numero di partecipanti al mercato.

16. Sicurezza sociale. Dobbiamo costruire un sistema di sicurezza sociale che copra tutti i cittadini, e assicuri loro un accesso fondamentale a istruzione, sanità, pensione e impiego.

17. Proteggere l’ambiente. Abbiamo bisogno di proteggere l’ambiente naturale e promuovere uno sviluppo che sia sostenibile e responsabile verso i nostri discendenti e verso il resto dell’umanità. Ciò significa che lo Stato e suoi rappresentanti a tutti i livelli devono non solo fare quello che è giusto per giungere a questi scopi, ma accettare anche la supervisione e la partecipazione di organizzazioni non governative.

18. Una repubblica federale. Una Cina democratica deve cercare di agire come una massima potenza responsabile, che contribuisca alla pace e allo sviluppo della regione Asia-Pacifico avvicinandosi agli altri in uno spirito di uguaglianza e onestà. Per Hong Kong e Macao dobbiamo sostenere le libertà che là esistono di già. Riguardo a Taiwan, dobbiamo anzitutto dichiarare il nostro impegno verso i principi di libertà e di democrazia, e quindi cercare una formula di riunificazione pacifica, negoziando fra uguali, ed essendo pronti al compromesso. Dobbiamo anche affrontare dispute nelle aeree delle minoranze in Cina con una mente aperta, cercando vie per trovare uno schema in cui tutte i gruppi etnici e religiosi possano fiorire. Dovremmo tendere allo scopo di una federazione di comunità democratiche della Cina.

19. Verità nella riconciliazione. Dobbiamo riabilitare la reputazione di tutte le persone – comprese le loro famiglie – che hanno sofferto di ostracismo e umiliazione nelle campagne politiche del passato o sono stati bollati come criminali a causa del loro pensiero, parole, o fede. Lo Stato dovrebbe pagare un risarcimento a queste persone. Tutti i prigionieri politici e di coscienza devono essere liberati. Ci deve essere una Commissione per la ricerca della verità incaricata di trovare prove fattuali delle ingiustizie e atrocità del passato, determinando le responsabilità , garantendo giustizia e su queste basi, ricercando anche la riconciliazione sociale.

La Cina è una delle più grandi nazioni del mondo, uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e membro del Consiglio per i diritti umani. Alla luce di questo, essa deve contribuire alla pace per l’umanità e al progresso dei diritti umani. Purtroppo, a tutt’oggi siamo la sola nazione fra le più grandi che rimane tuttora impantanata in una politica autoritaria. Il nostro sistema politico continua a produrre disastri sui diritti umani e crisi sociali, soffocando lo sviluppo del Paese e limitando anche il progresso di tutta la civilizzazione umana. Tutto ciò deve cambiare. Davvero deve cambiare. La democrazia della politica cinese non può più essere rimandata a dopo.

Per questo motivo noi, spinti da senso civico, annunciamo [la nascita di] Carta ’08. Speriamo che tutti i cittadini cinesi che condividono con noi questo senso di crisi – ma anche di responsabilità e missione – mettano da parte ogni piccola differenza e abbraccino il vasto compito di questo movimento di cittadini. Siano essi persone del governo o semplici cittadini, di qualunque livello sociale, vogliamo lavorare insieme per produrre una grande trasformazione della società cinese, e il rapido stabilirsi di una nazione libera, democratica e costituzionale. Possiamo davvero rendere reali gli scopi e gli ideali che il nostro popolo ha sempre cercato in modo instancabile per oltre 100 anni, contribuendo a un nuovo splendente capitolo della civiltà cinese.

lunedì 9 marzo 2009

La Cina dietro la tragedia del Darfur

Omar al Bashir, il presidente sudanese accusato di crimini di guerra, è sceso in piazza a Khartum scagliandosi contro gli Stati Uniti, Israele e l’Occidente colonialista. A dargli man forte ci hanno pensato gli amici cinesi che hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di congelare l’ordine d’arresto della Corte penale internazionale per la tragedia del Darfur. Non avrebbe potuto essere diversamente: il Sudan è la porta d’ingresso dell’espansionismo cinese in Africa. Pechino, in cambio di petrolio ha fornito armi e soldi al regime di Bashir ed è il suo alleato più prezioso.
Ieri migliaia di persone si sono radunate davanti al palazzo presidenziale di Khartum. Il generale-capo dello Stato ha arringato la folla agitando in aria il bastone del comando che porta sempre con sé: «Diciamo ai colonialisti che non soccomberemo – ha tuonato Bashir - non ci sottometteremo, non cadremo in ginocchio. Siamo leoni e abbiamo le nostre tigri». La folla in visibilio ha risposto inneggiando ad Allah e gridando «abbasso gli Usa». Il presidente incriminato ha proseguito «sono stato accusato di genocidio da chi ha provocato la guerra in Vietnam e ha lanciato la bomba atomica in Giappone». Poi ha affondato il colpo: «Chi mi accusa è amico di Israele. I veri criminali sono in Europa e negli Stati Uniti». Non a caso ieri è arrivata a Bashir la solidarietà della Siria e di Khaled Meshal, il capo dell’ala dura di Hamas in esilio a Damasco mentre il governo sudanese ha espulso 13 organizzazioni umanitarie accusandole di aver fornito testimoni dei massacri in Darfur alla Corte penale internazionali. Fra queste le più note Medici senza frontiere, Oxfam, Care, Save the children. Secondo il segretario dell’Onu Ban Ki Moon si trattava di «presenze vitali per sostenere 4,7 milioni di persone in Darfur».
Russia e Iran hanno detto di no al mandato d’arresto, mentre la Cina è corsa in aiuto di Bashir esprimendo «rammarico e preoccupazione di un peggioramento della situazione». Un comunicato del ministero degli Esteri di Pechino auspica «che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu chieda alla Corte penale internazionale di sospendere le udienze per questo caso». La Cina importa circa i due terzi del petrolio sudanese e ha costruito l’oleodotto che porta il greggio dal sud a Port Sudan. Pechino entra nel business petrolifero sudanese nella seconda metà degli anni ’90. Il connubio è anche politico e abbraccia in prima persona al Bashir. Nel 2007, il presidente cinese Hu Jintao, durante la sua visita in Sudan, cancellò milioni di dollari di debiti del Paese africano. E firmò un mega prestito ad interessi zero per il nuovo palazzo presidenziale di Khartum. Da allora la manodopera cinese ha invaso il Sudan e costruito aeroporti, strade, alberghi, città ed infrastrutture. Pechino ha inviato anche 350 Caschi blu per l’asfittica missione dell’Onu in Darfur. E con l’altra mano fornito armi in cambio di petrolio come aveva fatto durante la lunga guerra fra nord e sud Sudan. Lo scorso anno un’inchiesta della Bbc scovò uno dei camion militari cinesi, Dongfeng, catturati dai ribelli nel Darfur. Facevano parte di una partita di 212 mezzi, che le Nazioni Unite cercavano disperatamente per denunciare la violazione dell’embargo di Pechino. Sui camion, una volti giunti in Sudan venivano montate le mitragliatrici antiaeree destinate a seminare morte nei villaggi del Darfur.

La Bbc, grazie a foto satellitari, ha anche individuato i caccia cinesi A5 Fantan nell’aeroporto di Nyala. Pechino ha venduto gli aerei ed ha addestrato i piloti sudanesi nelle tattiche di bombardamento. Lorenzo Bodega, vicepresidente della Commissione diritti umani del Senato, non ha dubbi: «La richiesta di Pechino di sospendere l’arresto del presidente Bashir è solo ed esclusivamente di interesse economico per la perdita del business in Sudan, che la Cina ha da 10 anni saldamente nelle sue mani».

fonte: Il giornale, 6 marzo 2009

domenica 8 marzo 2009

La loro voce sarà la mia voce

Nella mia vita ho sempre voluto avere dei principi di riferimento attraverso i quali rapportarmi al mondo.
Sono sempre stato dell’idea che fosse importante essere loro fedele sopra ogni altra cosa.
Sarò sincero, uno di questi mi ha letteralmente tormentato rimbombandomi nella testa per delle ore dopo la visione del dossier su Rai 2 (7 marzo 09) sulla questione dei diritti umani in Cina (in particolare in Tibet).

"Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro"
(Matteo 7:12)

Non ho potuto fare a meno d’immedesimarmi nella loro situazione e a quel punto è stato inevitabile:
“Fossi nella loro situazione quali sarebbero le mie aspettative sugli altri? Cosa vorrei che facessero per me?”
Mi sono venute in soccorso le parole del monaco Sangye Dewatsang, recuperate da un’intervista per un giornale svizzero dopo tanto cercare.

Maggior è il numero di persone consapevoli delle condizioni, maggiore sarà la pressione sulla Cina

Alla fine le aspettative del popolo tibetano, come di quello cinese, nei confronti del mondo si limitano ad una presa di coscienza della situazione.
Vogliono che la loro voce sia udita.
Per questo, per quanto mi riguarda, il grosso delle mie energie saranno concentrate nel dar ascolto alla verità e a prestare la mia voce alla causa di chi viene umiliato quotidianamente nella più totale inosservanza di ogni diritto umano.
La loro voce sarà la mia voce.

domenica 1 marzo 2009

Intervista a Gioacchino Genchi





"Io svolgo l'attività di consulente tecnico per conto dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro nato quasi per caso quando con l'avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure.
Per cui per l'accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell'indagato o dell'imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.

Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano.
Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.

Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell'aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent'anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.

Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l'assurdo!

Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona.

No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c'è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi?

Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell'inchiesta Why not.

Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati... chiariremo tutto! Dalla prima all'ultima cosa. Questa è un'ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c'erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c'entra come i cavoli a merenda. C'entra perché l'ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno.
Perché in quei tabulati c'è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c'era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c'entra niente.

Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l'atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l'altro in quei tabulati c'erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all'epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all'epoca si chiamava Gico l'organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla.

In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c'era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un'amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un'ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l'appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino.

Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm.

Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager.

La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro.
Gli italiani questo l'hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo... e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all'ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d'Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro.
Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l'ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l'intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro... ma non esiste completamente!
Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità.

Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l'opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma.

Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."