sabato 13 febbraio 2010

Nuove prove sull’export dei Laogai

Leggiamo tutti i giorni della crescita economica del gigante asiatico. I media ed i politici fanno a gara per chi più alimenta il consenso per la Cina. Sono gli stessi politici che, spesso, si riempiono la bocca di belle parole sul progresso e la democrazia e che condannano il razzismo e la discriminazione. Però non osano criticare il regime di Pechino: una dittatura che perseguita i dissidenti, che discrimina contro le minoranze tibetane e uighure, che uccide fino a 10,000 persone all’anno, che traffica gli organi umani dei condannati a morte, che perseguita tutte le chiese e che gestisce il sistema concentrazionario più grande della storia: i laogai. I più di mille campi di concentramento dove, milioni di persone sono condannate ai lavori forzati per produrre a costo zero per il regime. Infatti, i laogai hanno, spesso, due nomi: uno come impresa commerciale ed uno come prigione. Le condizioni di lavoro sono orribili. Sconosciuti i limiti di orario di lavoro, sicurezza e igiene. Giaciglio, spesso, vicino alla fossa biologica. Pestaggi e torture all’ordine del giorno. Cibo somministrato a seconda della quantità di lavoro eseguito. Religiosi e dissidenti mescolati con i delinquenti comuni. In un rapporto della Laogai Research Foundation (www.laogai.it/?p=16950), pubblicato questo mese, risulta che più di 100 laogai pubblicizzano le proprie attività sui principali siti commerciali internazionali, in inglese ed in altre lingue, incluso l’italiano. Ennesima prova che i Laogai sono molto attivi nell’export. Già nel 2008, tra tutti gli esportatori che appaiono nella banca dati della Dun & Bradstreet, sono stati scoperti ben 314 Laogai. Quindi, fra i mille Laogai conosciuti, almeno 414 sono attivi nell’export. Ma ci vogliamo rendere conto che la tanto decantata “competitività cinese” nasce semplicemente dal lavoro forzato e dallo sfruttamento umano? E che i poteri forti, mediante la stampa ed i politici asserviti, alimentano simpatia per Pechino solo perchè sfruttando i lavoratori cinesi ed i detenuti dei Laogai fanno più soldi! Quei stessi poteri forti che stanno cercando di bloccare la legge che protegge il “made in Italy” al Senato e questo dopo che il Parlamento l’ha approvata con 543 sì, un solo no e due astenuti! Italiani, di qualsiasi tendenza politica voi siate, svegliatevi! È in gioco il futuro dei vostri figli. L’importazione dei prodotti, spesso nocivi alla salute e manufatti dal lavoro forzato non è solamente immorale ma anche molto deleteria per la nostra economia perchè causa bancarotte di impresa e disoccupazione. Gli USA hanno già una legge che vieta l’importazione dei prodotti del lavoro forzato (la 1307). Che aspetta il nostro Parlamento ad introdurre una simile legge in Italia?

Articolo di Toni Brandi
http://www.laogai.it/?p=16961

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