mercoledì 17 febbraio 2010

Ostaggi



Eccallà, direbbero a Roma. Ci risiamo di nuovo: il leader libico e mad dog della politica internazionale Muhammar Gheddafi lo ha rifatto. Cacciati tutti i cittadini dei paesi appartenenti all'area Schengen. Negli anni '70 – a pochi mesi dal golpe con il quale era salito al potere rovesciando re Idris I – aveva cacciato tutti i cittadini italiani, espropriando tutti i loro averi, per le beghe coloniali della guerra. E fin lì, forse forse, gli si poteva anche dar ragione. «Di colpo fu il caos. Non si capiva più niente. Ci bloccarono i conti corenti; e così non avevamo nemmeno gli spiccioli per fare la spesa. Poi capimmo che non avremmo potuto portare niente. E ricordo le scene umilianti delle perquisizioni prima di farci entrare in ambasciata: temevano che nascondessimo l'oro e lo portassimo al sicuro» dice Giovanna Ortu, presidente dell'associazione italiani rimpatriati dalla Libia.

Ora ci riprova, rinverdendo una diatriba che dura da circa un anno e mezzo fa, da quando cioè le autorità elvetiche avevano arrestato suo figlio Motassin Bilal (detto “Hannibal”, il perché non oso neanche immaginarlo...) reo di aver maltrattato due domestici in un hotel di Ginevra. Essendo evidentemente molto permaloso ed attaccato alla famiglia, il leader libico per ripicca non solo blocca le esportazioni di petrolio verso il paese della cioccolata, non solo ritira dai suoi conti svizzeri qualcosa come 5 miliardi di euro, ma come ciliegina sulla torta sequestra anche due uomini d'affari elvetici che si trovavano a Tripoli. Naturalmente nessuno dice niente, perché Gheddafi beh...è Gheddafi, e sappiamo tutti com'è fatto no?
Comunque la storia finisce con l'allora Presidente della Confederazione Elvetica Hans-Rudolf Merz costretto a genuflettersi di fronte al leader libico, il cui potere, evidentemente, si espande oltre i confini dell'ex-colonia italiana.

Le acque sembrano tornare quasi tranquille, finché qualche giorno fa la Svizzera crea una «black list», di quelle che vanno tanto di moda nell'epoca del post 11/9 con i cattivi libici: 188 persone, tra cui Gheddafi e famiglia.
È il caos: dalla Libia partono strali contro tutti i paesi dell'area Schengen (cioè praticamente tutti i Paesi europei, ad eccezione di Gran Bretagna e Irlanda, più Islanda, Norvegia e – appunto – Svizzera più Cipro, Bulgaria e Romania che aderiscono in maniera provvisoria), rei di essere solidali con Berna.

Breve passo indietro: gli accordi di Schengen sono stati firmati nel 1985 nella cittadina lussemburghese che ne dà il nome e definiscono la libera circolazione di persone, merci e servizi all'interno dei paesi aderenti, eliminando così le frontiere interne, aumentando i controlli sulle frontiere c.d. “esterne”. Integrato sia nel Trattato di Maastricht che nella Costituzione degli Stati Uniti d'Europa (nota come Trattato di Lisbona), prevede che se uno dei paesi che ne fanno parte adotti – come nel caso di specie – una lista nera, questa si estenda a tutti i paesi aderenti. È una cosa logica: se non ho controlli all'interno dei paesi dell'area, e uno degli stati appartenenti non vuole che circolino persone che definisce “sgradite”, come fa a controllare che quei soggetti non transitino nel suo territorio, se l'unico controllo che poteva fare – quello alle frontiere – non esiste più?

È la fine: scene di panico in tutta Europa, in particolare in Italia, unico paese passato da colonizzatore a colonizzato dalla stessa nazione (cioè la Libia). Perché noi siamo più intelligenti degli altri, e come trattiamo noi i dittatori non li tratta nessuno. Circa 20 anni fa c'erano Mohammed Siad Barre – che allora imperversava in Somalia – e Bettino Craxi. Costruimmo qualcosa come 450 km di nulla che prende il nome di “autostrada” Garowe-Bosaso sulla quale molto è stato detto, tra cui anche di essere cimitero per le scorie nucleari che dai paesi industrializzati vengono gettati nelle discariche del Terzo Mondo con quel fenomeno noto come “navi a perdere” (e di cui anche Ilaria Alpi si occupò prima di essere uccisa nel 1994 proprio in Somalia). Cambiano gli interpreti – oggi abbiamo al di là del Mediterraneo il leader libico ed al di qua Berlusconi – ma il film è sempre lo stesso, autostrada annessa.

Sinceramente dei rapporti Svizzera-Libia poco me ne cale, mi interessa di più notare il servilismo con cui i politici italiani – di destra e sinistra (quando si dice una politica “bipartisan”) - si prostrano nei confronti del leader libico. Su La Stampa di oggi, c'è un'intervista al nostro presunto Ministro degli Esteri (presunto in quanto la politica estera è da sempre fatta nei consigli di amministrazione delle grandi aziende nazionali, basti pensare a quel che fa l'Eni, peraltro ben presente in territorio libico) in cui si dice – cito testualmente – che «la decisione svizzera che equipara Gheddafi a terroristi internazionali poteva essere evitata». Non so voi, ma io mi sento un attimino preso per i fondelli da un'affermazione del genere. Tutti sappiamo il trattamento non certo di favore che la Libia riserva a chi viene colto in flagranza mentre tenta di fuggire dalle sue coste. Dalle mie parti uno così si chiama “terrorista”, così come terroristi sono tutti quegli stati – e quindi quegli uomini e quelle donne, visto che uno stato è fatto “fisicamente” dalle persone che lo abitano – che creano guerre per rubare il petrolio ed altre risorse atte al mantenimento dello status di “mondo ricco” (ma questa è un'altra storia...).

La “perla” dell'intervista però non è questa affermazione. Alla domanda se il blocco dei visti ai cittadini europei sia da considerare come l'ennesima provocazione a Gheddafi, Frattini (per una volta trovato in Italia, visto che di solito è sempre in vacanza alle Maldive quando succede qualcosa...) risponde così: «Agendo in questo modo, la Svizzera prende in ostaggio gli altri Paesi dell'area Schengen». Qui l'apoteosi, la standing ovation della diplomazia di sottomissione al leader libico. Noi che abbiamo permesso a Gheddafi di soggiornare in tenda a villa Pamphili in barba a qualunque divieto che sarebbe invece stato ampiamente rispettato se la tenda fosse appartenuta a qualunque altro disgraziato, straniero o autoctono che fosse; gli abbiamo permesso di fare il “beato tra le donne” mettendogli a disposizione schiere di donne; gli abbiamo permesso di prenderci per le patriottiche terga in tutto il suo soggiorno in Italia; gli diamo navi ed armamenti oltre a 5 miliardi di euro (e la già citata autostrada...) perché gli abbiamo invaso il paese 60 e più anni fa (senza che peraltro lui si sia mai scusato di aver rubato le terre agli italiani che cacciò trent'anni fa) ed è la Svizzera a tenerci tutti in ostaggio?



1 commento:

AlessandroStefano ha detto...

Rimango basito. E' tutto così sbagliato. E come ha detto lei stesso nell'intervento, è (purtroppo!) una situazione creata da entrambe le parti! Destra e sinistra si prodigano affinché il signor Muhammar Gheddafi abbia tutti i comfort che gli occorrono... mi correggo: che desidera.

Al di là di tutta la melma che c'è intorno, mi complimento con l'autore per gli articoli ben scritti e ben documentati.
Coontinuate così, state facendo un ottimo lavoro!